Caffè, quando la pausa diventa un lusso

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Tra gli effetti della crisi vi è anche l’impennata del prezzo del caffè. La tazzina al bar, vero e proprio “rito” quotidiano per milioni di italiani, rischia di diventare un vero e proprio lusso, visto e considerato che il prezzo continua a crescere, sfondando la soglia psicologica di 1 euro. Ma quali le ragioni di questa ennesima spinta al rialzo del caro-vita?

Recentemente, ha avuto modo di soffermarsi sulla vicenda Il Corriere della Sera, che ricorda come le associazioni dei commerciali abbiano negli ultimi giorni consigliato l’aumento del prezzo della tazzina di caffè a 1,20 euro. Un prezzo peraltro già riscontrabile a Milano, dove secondo una rilevazione effettuata dalle associazioni dei consumatori, il prezzo della tazzina si aggirerebbe tra 1 e 1,20 euro. Più economico il caffè a Roma, dove la tazzina costa, come in gran parte d’Italia, tra 0,80 e 0,90 euro. Ancora più giù, a Palermo, non è raro trovare il caffè a 0,70 – 0,80 euro.

“Aumentare nei bar il costo della tazzina di caffè a 1,20 euro. Il suggerimento arriva dalla Confesercenti di Piacenza che consiglia ai suoi associati un ritocco del listino prezzi a partire da mercoledì prossimo. La motivazione? Continuare a offrire un servizio di qualità ai clienti dopo la crescita dei costi: dalla materia prima all’energia elettrica” – ha precisato il quotidiano italiano – “Nei giorni scorsi, si erano registrati aumenti (e polemiche) in altre città come Cremona e Bolzano (1,10 euro). A Milano, dove ogni giorno vengono servite 5 milioni di tazzine, il prezzo oscilla fra i 90 centesimi e 1,20 euro. «Un buon caffè va pagato 1 euro— spiega Orlando Chiari, proprietario del Camparino in Galleria — e se le materie prime aumentano dobbiamo essere bravi noi a trattare con i produttori e mantenere i prezzi inalterati”.

Particolarmente contrariate da tale atteggiamento le principali associazioni dei consumatori, con il Codacons che contesta – in quanto “ingiustificato” – l’incremento del costo della tazzina. L’associazione ha altresì minacciato di rivolgersi all’Antitrust.

“Sul rincaro, le associazioni dei consumatori sono pronte alla battaglia. «Non è vero che quest’anno è aumentato il prezzo della polvere di caffè — attacca Carlo Rienzi, presidente del Codacons— e poi voglio proprio approfondire questa vicenda. Se è così ci rivolgeremo all’Antitrust e alla procura della Repubblica. L’espresso italiano è un simbolo!». Un simbolo apprezzato in tutto il mondo come conferma il quotidiano americano Washington Post che ha giudicato uno dei migliori in assoluto quello del Caffè Sant’Eustachio di Roma” – ha poi aggiunto l’articolo del Corriere.

E i baristi, come la pensano? “«Il problema dell’aumento dei costi delle materie prime è nato nel 2010 — analizza Roberto Ricci, comproprietario con il fratello Raimondo del locale romano — e allora abbiamo dovuto rincarare il prezzo a 1,10 euro per mantenere alto lo standard qualitativo»” – si puntualizza nel giornale, e non senza conseguenze -«Abbiamo perso tanti clienti nei primi mesi ma pian piano sono quasi tutti tornati perché la qualità premia. Bisogna non esagerare per non perdere clienti e pensare che i guadagni maggiori arrivano dalla ristorazione». Anche la crisi economica ha il suo peso. «Io non trovo giusto scaricare sui clienti gli aumenti delle materie prime — spiega Francesco Massaro, titolare di una catena di bar che ogni giorno a Palermo serve più di un migliaio di caffè — e trovo corretto che il prezzo medio di una tazzina si aggiri sugli 80-90 centesimi. Chiaramente da Nord a Sud il costo della vita cambia ma vista la crisi preferisco mantenere alta la qualità del mio prodotto agli stessi prezzi e pazienza se guadagno meno»”.

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Lun 28/05/2012 da Roberto Rossi

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Tullio 11 maggio 2011 17:15

basta è ora di finirla di prendere in giro i consumatori.Il caffè a 1.50?.
Aumentano le materie prime? E’ la solita storia-

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