Costi bancari alle stelle: cosa offrono i conti correnti zero spese

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contobase

I conti correnti a zero spese ci riprovano. Dopo diversi tentativi più o meno ben riusciti, i depositi di base low cost sono pronti a riproporsi in maniera insistente dinanzi alla nuova clientela bancaria che desideri approcciare a un conto corrente semplice, pratico da utilizzare e, soprattutto, a costi estremamente contenuti. Ma cosa offrono questi rapporti di base?

Innanzitutto, ricordiamo come il conto corrente di base, completamente gratuito, sia riservato principalmente alle categorie sociali “svantaggiate” (cioè quei clienti con indicatore Isee fino a 7.500 euro all’anno) e ai pensionati con una rendita fino a 1.500 euro al mese. Per gli altri, nessuna gratuità ma, in cambio, un canone agevolato.

Peccato che il tutto dovesse già esser pronto per il lancio ufficiale, visto e considerato che la data di partenza prevista dalla legge era stata fissata per il 1 giugno. Al momento è però ancora tutto fermo. Come segnalato dal Corriere della Sera, Anna Vizzari, dell’Ufficio Studi di Altroconsumo, lamenta che “ancora non ci sono prodotti in circolazione. Come al solito le banche ritardano. Preoccupante, visto che dal primo luglio i pensionati che ricevono un assegno sopra i mille euro dovranno avere un conto per accreditarlo”.

Dal canto loro, banche e Poste rispondono che i conti ci sono (o ci saranno), ma che sono ancora in officina per l’ultima messa a punto. Ma quale sarà la sorte dei nuovi conti base?

A cercare di spiegarcelo è ancora il Corriere della Sera, in un articolo a firma Alessandra Puato, secondo cui i nuovi rapporti “sostituiranno gli altri conti «di base» o per i pensionati (non le carte-conto, come l’Inps-Poste) in circolazione. E potranno essere chiamati «conto di base» soltanto questi nuovi depositi. Lo dice la Convenzione firmata il 28 marzo tra Tesoro, Banca d’Italia, Abi, Poste e Aiip (l’Associazione degli istituti di pagamento e moneta elettronica), che ne precisa le caratteristiche”.

A proposito di caratteristiche, prosegue l’articolo del Corriere, i conti base saranno due, il conto A e quello B. “Il primo è quello di base «puro», cioè gratuito per chi ha un’Isee fino a 7.500 euro. Il secondo è quello gratuito (e più scarno) per i pensionati fino a 1.500 euro al mese. C’è poi una terza possibilità: il Conto A a pagamento. Il deposito di base «puro» può essere scelto, infatti, anche da chi non è nella fascia svantaggiata, a patto che paghi il bollo (34,20 euro) e un canone annuo minimo. Quanto? Non si sa, ma meno dei conti tradizionali. In Intesa Sanpaolo sarà meno del loro Conto Facile (94,8 euro all’anno), in Unicredit si parla di qualche euro al mese. È su questa «prezzatura» che le banche stanno lavorando”.

Conferma il prossimo varo dei conti base Unicredit, per voce di Massimo Macchitella, responsabile Marketing: “Siamo quasi pronti, ogni banca sta facendo le proprie valutazioni. La concorrenza sarà sul Conto A, che avrà una funzione segnaletica elevata: potrà fare da traino ad altri conti”. Simile la posizione di Intesa Sanpaolo: “Potremmo dare un maggior numero di operazioni gratuite di quelle previste”.

A nuocere alla validità dei conti, in compenso, le due caratteristiche negative: rendimento zero e operatività limitata. “Con tutti è infatti: a) impossibile andare in rosso; b) avere un conto titoli collegato; c) avere il libretto degli assegni. Che cosa si può fare allora? Incassare e prelevare. Il Conto A consente di ritirare soldi gratuitamente anche ai Bancomat di banche diverse dalla propria, ma non il Conto B, dove sono a pagamento anche tutti i bonifici effettuati. Operazione non prevista da entrambi è poi il trasferimento di denaro (per esempio, con MoneyGram o Western Union), fatto che escluderà gli immigrati. Sono limitazioni che alle stesse banche non piacciono: vorrebbero includere più servizi, ma ci sono ancora forti dubbi interpretativi sul conto B, per i pensionati. Non è chiaro, infatti, se le operazioni non espressamente previste dalla Convenzione possano essere offerte, magari a pagamento, o no. Per esempio, i versamenti non sono inclusi, né i prelievi su altre banche: si potranno fare, pagando, o no? «Sarebbe più logico poter offrire tutte le operazioni, facendone pagare alcune», dice Macchitella. «Ci sono aspetti ancora in attesa di chiarimento da parte del ministero – dicono in Intesa Sanpaolo -. Ci si interroga sul perché un conto d’inclusione finanziaria escluda servizi agli immigrati e quello per i pensionati non consenta di pagare gratuitamente le tasse, o l’Imu». Giochi aperti, insomma” – conclude il Corriere.

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Mer 30/05/2012 da Roberto Rossi

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