Farmaci fascia C senza obbligo di ricetta, la lista completa

Farmaci fascia C senza obbligo di ricetta, la lista completa
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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del ministero della Salute, entra nel vivo l’ultima fase della liberalizzazione dei farmaci di “classe C”. Cerchiamo pertanto di comprendere quali farmaci sono da oggi acquistabili anche nelle parafarmacie, come si è arrivati a questa scelta, e quali sono le principali novità del settore.

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto con il quale il ministero della Salute comunica la lista dei 230 farmaci che possono essere venduti anche nelle parafarmacie e nei corner della grande distribuzione organizzata senza obbligo di ricetta.

Il provvedimento contiene altresì una lista aggiuntiva di 117 farmaci per i quali l’obbligo di ricetta medica permane, ma solo provvisoriamente, in attesa delle valutazioni della commissione consultiva tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Il decreto, come ampiamente previsto e richiesto dal legislatore, contiene i medicinali che dovranno continuare a essere venduti su ricetta medica, e che pertanto i cittadini potranno trovare solo nelle farmacie. La maggior parte di tali farmaci appartiene alle 4 categorie di medicinali per il quale è esclusa la possibilità di vendita senza ricetta: stupefacenti, iniettabili, medicinali del sistema endocrino e i medicinali per i quali è previsto il regime della vendita dietro presentazione di ricetta rinnovabile volta per volta.

Per gli altri farmaci è invece prevista la vendita senza ricetta anche negli esercizi commerciali già previsti dal decreto Bersani del 2006 (ovvero parafarmacie, corner della grande distribuzione, e così via).

Per consultare la lista completa, ecco l’estratto dalla Gazzetta Ufficiale

Lista farmaci vendibili in parafarmacia

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Sommario
  1. Tutti i farmaci disponibili nelle parafarmacie
  2. Le novità sui farmaci di classe C
  3. La lunga fase di negoziazione

Ven 27/04/2012 da

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Alex 17 dicembre 2011 09:36

Bersani le coop e la moglie farmacista!!!
La modifica della norma sulla vendita dei farmacia di fascia C. Su quest’ultimo punto, quello che ci premeva ribadire è la definizione di un semplice principio: se un farmaco, per essere venduto, necessita di ricetta medica, si deve comprare in farmacia, come avviene in tutto il mondo, e come proprio in Commissione ha certificato l’Agenzia Italiana per il Farmaco, organismo tecnico, terzo ed indipendente, che ha rassegnato tutte le sue perplessità sul provvedimento proposto dal governo.
Per il resto, si ampli se serve il numero delle farmacie, si vendano pure i farmaci da automedicazione insieme alle lattughe e ai detersivi, se a questo siamo ridotti. Non è quindi una difesa di categoria o di fatturato quella che ci interessa, ma la salvaguardia della salute del cittadino cui viene prescritto un farmaco che – se abusato- può essere pericoloso. Non so se lo stesso può asserire ad esempio l’on. Bersani, che lo scorso 6 dicembre ha inviato una lettera alle cosiddette “parafarmacie” vantando il suo successo sulla formulazione del decreto. E a proposito del segretario del Pd, se tanto gli stanno a cuore le liberalizzazioni, perchè non ne ha dato prova in occasione del recente referendum sull’acqua, invece che sposare la causa dello statalismo sovietico? Lo stesso vale anche per le signore Marcegaglia ed i professori Monti, cui non mancherà l’appoggio convinto del Pdl quando e se vorranno trattare le vere aperture del mercato dei servizi, non le azioni punitive verso questo o quello. O c’è qualcuno che creda davvero che spostare fatturato da una farmacia a qualche Coop produca sviluppo economico?
La farmacia, anello fondamentale della filiera sanitaria e sottoposta a continui ed intensi controlli da parte di Asl, Regioni e Nas, gode da sempre della maggior fiducia dei cittadini. Spesso è l’unico presidio sanitario che eroga servizi collegati strettamente al farmaco; garantisce la preparazione di medicinali, risolvendo problemi per dosaggi inesistenti in commercio o per prodotti che l’industria non prepara più per scarsa domanda; svolge i turni di servizio notturni e festivi, garantendo l’assistenza 24 ore su 24 grazie ad una rete di 18.000 punti, seconda solo a quella delle Poste; garantisce il reperimento di farmaci in poche ore; offre prestazioni sanitarie di prima necessità (dalla pressione arteriosa alle prenotazioni di visite) in supporto ad altre strutture di accesso meno agevole e surrogando la Pubblica Amministrazione nelle sue inefficienze; è la struttura a stretto contatto con il cittadino per fornire una pronta assistenza sanitaria. Tutto ciò costituisce la sicurezza che deriva dalla farmacia più che da farmacista che vi opera, proprio per l’obbligo di formazione e di controlli cui la struttura è soggetta. Mi creda direttore, chi si sta agitando per qualche meschino interesse va cercato altrove.

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Farmacista e non para-farmacista 17 dicembre 2011 10:03

Gent.le Alex,
leggendo i vari interventi che vengono inseriti a commento delle novità introdotte dalla manovra”salvaitalia” (?) Monti ho lettto più volte commenti più o meno fuorvianti come il Suo. In quanto coinvolta in prima persona scelgo di commentare il suo post sperando che la confusione a riguardo possa finalmente svanire e che, soprattutto, la popolazione non colga un messaggio sbagliato: il personale che lavora tanto nella parafarmacia quanto nei corner dei supermercati è ASSOLUTAMENTE, NECESSARIAMENTE, ed ESCLUSIVAMENTE F-A-R-M-A-C-I-S-T-A dunque laureato, abilitato, ecc… quindi in niente diverso da quello che lavora in farmacia,diverso forse solo dai farmacisti titolari per via del denaro a disposizione. La liberalizzazione non avrebbe in alcun modo messo in pericolo la salute del cittadino italiano ma avrebbe anzi offerto una maggiore possibilità in termini numerici di punti di acquisto oltre a creare un gran numero di posti di lavoro per giovani, e non, LAUREATI.

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Economista 17 dicembre 2011 19:37

Sig. Alex, non capisco perché in questi giorni cercate di mascherare interessi Economici personali di tanti titolari di farmacia parlando di sicurezza del farmaco! sei il primo a dire che i farmaci di cui si parla hanno l’obbligo di ricetta medica, questo vuol dire che è un medico a prescriverli, e per la vendita di questi farmaci non c’è nessuna discrezionalità del farmacista e quindi questi farmaci sono più sicuri di tutti gli altri proprio per via della loro ricetta. Nelle parafarmacie lavorano farmacisti veramente molto preparati e che amano il loro mestire, e per questo sono diventata una loro cliente abituale. Dedicano molto tempo ai pazienti che gli fanno domande e fanno di tutto per consigliare il prodotto giusto, e non quello che gli fa guadagnare di più…
sapete cosa mi da la conferma che dietro tutte queste proteste di federfarma c siano solo interessi economici… il fatto che pur parlando di sicurezza del farmaco federfarma preferisce eliminare l’obbligo di ricetta per alcuni (farmaci ora di fascia C) piuttosto che farli vendere da loro colleghi dietro prescrizione medica, e in luoghi soggetti alle stesse regole previste per le farmacie ( codice univoco traciabilità ecc).

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Car 17 dicembre 2011 15:18

Sono in accordo con Farmacista non Parafarmacista.

Ormai le farmacie sono negozi in cui per i titolari è fondamentale il fatturato anche a costo di usare materie prime scadute per le galeniche in multiplo o rietichettare le multiple in esposizione per evitare di buttare le preziose materie prime (esperienza diretta). Anche lo “spaccio” notturno di tonellate di ipnotici sedativi senza ricetta non mi sembra in linea con l’etica professionale. E’ probabile che sia stato molto sfortunato ma altri colleghi raccontano cose simili per cui non mi pare che ci si possa ad atteggiare a paladini della giustizia. Inoltre i NAS e simili hanno l’obbligo di investigare anche le parafarmacie per cui i controlli sarebbe altrettanto accurati e tali da giustificare la completa sicurezza degli esercizi non Farmacie. Il resto mi sembra un penoso BLA BLA teso a difendere posizioni che sono indifendibili. Vengono toccate pensioni e poveri e i Titolari di Farmacia cosa Fanno per difendere un 20% del fatturato: la serrata…ma che si vergognino!
Che poi l’aifa si dichiri indipendente fa ridere. E’ un elefante parassita con tempi di risposta ed efficienza vicino allo 0 (esperienza diretta perchè sono stato anche in azienda) a cui interessa difendere lo status quo che poi conincide con l’interesse della FOFI. Ne avremo una riprova quando l’AIFA dovrà stilare la lista dei farmaci di fascia C da dare alle Parafarmacie. ATra questi anche se “tossici” vi saranno sicuramente quelli che costano meno….e non sono redditizi per le farmacie alla faccia della sicurezza..

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Car 17 dicembre 2011 15:32

Forse ho esagerato quando ho descritto dettagli di un esperienza personale e rischio di far di tutta un erba un fascio (il 99% dei titolari di farmacia è gente onesta) ma per il resto sono convinto che la Parafarmacia se condotta da un farmacista scrupoloso è altrettanto sicura di una Farmacia. Il resto è solo difesa corporativa.

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Economista 17 dicembre 2011 16:58

Sig. Alex, non capisco perché in questi giorni cercate di mascherare interessi Economici personali di tanti titolari di farmacia parlando di sicurezza del farmaco! sei il primo a dire che i farmaci di cui si parla hanno l’obbligo di ricetta medica, questo vuol dire che è un medico a prescriverli, e per la vendita di questi farmaci non c’è nessuna discrezionalità del farmacista e quindi questi farmaci sono più sicuri di tutti gli altri proprio per via della loro ricetta. Nelle parafarmacie lavorano farmacisti veramente molto preparati e che amano il loro mestire, e per questo sono diventata una loro cliente abituale. Dedicano molto tempo ai pazienti che gli fanno domande e fanno di tutto per consigliare il prodotto giusto, e non quello che gli fa guadagnare di più…
sapete cosa mi da la conferma che dietro tutte queste proteste di federfarma c siano solo interessi economici… il fatto che pur parlando di sicurezza del farmaco federfarma preferisce eliminare l’obbligo di ricetta per alcuni (farmaci ora di fascia C) piuttosto che farli vendere da loro colleghi dietro prescrizione medica, e in luoghi soggetti alle stesse regole previste per le farmacie ( codice univoco traciabilità ecc).

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Alessandra 19 dicembre 2011 10:54

Visto che le farmacie vendono prodotti alimentari per intolleranti, quando, stando alla logica delle farmacie,dovrebbero essere venduti solo dagli alimentari specializzati. Lo stesso vale per i prodotti ortopedici venduti in negozi specializzati, ma anche nelle farmacie. L’assurdo è che la logica è solo univoca. Rimanendo sempre nella logica delle farmacie, esse dovrebbero vendere solo farmaci, invece non è cosi. Le parafarmacie sono gestite sempre da persone autorizzate, non certo da imbianchini ( tutto il rispetto per gli imbianchini ovviamente).Il vero problema in Italia sono i vari monopoli, che fruttano milioni di euro. Proprio per questo motivo, alle volte penso quanto una farmacia ci guadagni nella vendita di un farmaco. Forse andando in profondità si potrebbero capire molte cose, belle e brutte ovviamente!!

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Lafranco 3 aprile 2012 12:05

Brava, ma non vendono soltanto quanto hai citato, dove le mettiamo le calzature, le calze elastiche, le pancere. Alcune vendono anche stampelle, tutta una serie di giocattoli, cosi come vendono anche tutto quanto inerente all’igiene orale che si trova nella grande distribuzione, ma a prezzi molto più alti con una margine che in questi articoli sfiora e sorpassa il 75%

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Fabio Pancrazi
Fabio Pancrazi 27 aprile 2012 21:22

In Italia ultimamente si assiste ad un dilagare di pubblicità che vanta effetti farmaceutici di sciroppi, compresse e pomate a base di erbe registrati “dispositivi medici”.
Qui lo stratagemma di mercato è abbinare il termine “medico” e non “alimentare” (integratore alimentare) anche a prodotti di derivazione erboristica, senza dover necessariamente dimostrarne a priori l’efficacia secondo criteri medico-farmaceutici: un ‘sistemino’ per aggirare i problemi legati all’iter di registrazione di un farmaco e al giro di vite che subiranno da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare gli integratori alimentari.
Ciò nonostante l’art. 1 D. Lgs. 46/97 reciti: “s’intende per: a) dispositivo medico…il quale prodotto non eserciti l’azione principale, nel o sul corpo umano, cui è destinato, con mezzi farmacologici o immunologici né mediante processo metabolico…”.
Inoltre nella pagina web “Dispositivi medici – Prodotti borderline” del Ministero della Salute si legge: ” La destinazione d’uso del dispositivo medico che, comunque, deve essere in ogni caso connotabile con una finalità medica, dovrebbe dirimere ogni dubbio di demarcazione con prodotti che non devono vantare tale finalità, come cosmetici, erboristici, integratori alimentari, apparecchiature estetiche”.
Poi lo Stato deve anche farsi carico di rimborsare il 19% del prezzo pagato per questi “dispositivi medici”!

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Franco 31 luglio 2012 17:45

Basta con la MAFIA DELLE farmacie LIBERALIZZAZIONE TOTALE sono state fin troppo avvantaggiate … DA TUTTI I GOVERNI cosa significano devono cessare di esistere anche le PARA FARMACIE purchè vi sia un titolare abilitato FRAMACISTA LAUREATO devono poter vendere TUTTO TUTTO TUTTO compreso i medicinali SENZA MARCHIO esempio il **** non originale costa un decimo è uno scandalo e in ITALIA NON SI PUO VENDERE … Il Pfzer costa un occhio basta LIBERALIZZARE TUTTO

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