Partite IVA, la riforma garantisce più tutele?

Il governo ha in mente di rompere il “muro” delle fase partite IVA, introducendo alcune linee guida che potrebbero evidenziare in maniera più celere e univoca l’esistenza di un rapporto di lavoro sostanzialmente dipendente, celato da collaborazione autonoma. Ma in che modo il governo ha intenzione di scovare le false partite IVA? Cosa cambierà per i professionisti italiani? E in cosa consiste il “tetto” di esenzione della presunzione di irregolarità? Ancora, vi saranno maggiori tutele per i giovani lavoratori autonomi?
La riforma apporterà maggiori tutele alle partite IVA?
La domanda che i liberi professionisti e i lavoratori autonomi, specialmente più giovani, si stanno ponendo in queste settimane, è: la riforma garantirà maggiori tutele per le partite IVA? In che modo sarà compensato il malus generato dall’incremento della soglia contributiva dal 27% al 33%.
Secondo Elsa Fornero, le cui dichiarazioni sono state riportate in un recentissimo articolo del Corriere della Sera, “i contributi sono una forma di risparmio nell’età attiva e servono a costruire una pensione dignitosa. Per riuscirci bisogna accantonare circa un terzo del reddito e il 33% equivale proprio a un terzo. Non bisogna dimenticare che i lavoratori atipici sono quelli che in questi anni hanno convissuto con il timore di versare contributi che poi non avrebbero generato un pensione dignitosa e adeguata. Adesso invece vorrei tranquillizzare i contribuenti autonomi sulla finalità di questa aliquota: l’aumento dei contributi al 33% serve ai giovani per avere pensioni più dignitose quando usciranno dalmercato del lavoro. Nulla di quanto versato verrà perso è un contributo per i giovani professionisti che altrimenti rischierebbero di vivere in condizione di indigenza in futuro”.
Insomma, l’innalzamento della soglia contributiva non andrebbe intesa come la volontà del governo di mettere le mani in tasca alle partite IVA, quanto a incoraggiare i lavoratori autonomi a migliore il proprio aspetto previdenziale.
La riforma, continua il ministro, introdurrà un salario base per i co.co.pro. grazie agli emendamenti in esame, basato sulla media delle tariffe minime dei lavoratori autonomi e la media delle retribuzioni stabilite dai contratti collettivi nazionali. Ma non solo, poichè “sempre per i parasubordinati, si rafforza l’attuale indennità di disoccupazione una tantum. La misura è sperimentale per tre anni. I voucher per i lavori occasionali serviranno anche nelle imprese commerciali, negli studi professionali e per l’agricoltura. Per evitare le truffe, i buoni dovranno essere numerati. Il buono baby-sitter per agevolare le lavoratrici potrà essere utilizzato anche per pagare asili- nido pubblici o privati. Per attivare il lavoro a chiamata basterà inviare un sms alla Direzione provinciale del lavoro” – conclude il ministro.
Il tetto massimo per l’esenzione della presunzione
Il panorama degli strumenti di contrasto alle “false partite IVA” si arricchisce di una nuova disposizione. Per coloro che infatti sono titolari di un reddito lordo annuo di almeno 18 mila euro scatta la “presunzione di regolarità”: in altri termini, la partita IVA che genera un reddito oltre soglia è considerata come “vera”, e sfuggirà ai controlli finalizzati a scovare eventuali situazioni di occultamento di rapporti di dipendenza lavorativa.
Il provvedimento, che va ad aggiungersi agli altri strumenti utili per contrastare le false partite IVA, dovrebbe permettere di perseguire l’obiettivo di una migliore tutela da parte dei collaboratori under 35 (sulle 535 mila partite IVA aperte nel 2011, la metà è relativa ai giovani).
Ma non solo: oltre a introdurre la soglia di presunzione di regolarità, l’emendamento ritocca anche i tre parametri che fanno scattare l’obbligo di assunzione. In pratica, ciò che cambia è che (salvo prova contraria da parte del datore di lavoro) si potrà domandare il passaggio da partita IVA a collaborazione coordinata e continuativa se la durata della collaborazione è superiore a otto mesi (contro i sei del testo precedente); inoltre, il corrispettivo pagato al collaboratore dovrà costiutire più dell’80% del suo reddito complessivo (contro il 75% del testo precedente). Viene inoltre mantenuta la necessità di dimostrare che il lavoratore disponga di una postazione “fissa” in azienda.
La presenza di due dei tre requisiti di cui sopra fa scattare la presunzione di collaborazione dipendente, anzichè autonoma, con le conseguenze che abbiamo già avuto modo di delinare nelle settimane precedenti.
Le ultime novità per individuare le false partite IVA
Il governo ha in mente alcune novità piuttosto importanti per cercare di abolire l’errato inquadramento dei rapporti di subordinazione lavorativa attraverso la “maschera” delle false partite IVA.
Proprio per questo motivo, l’esecutivo Monti vuole introdurre una sorta di scudo contro la presunzione di subordinazione già prevista dall’articolo 9 del disegno di legge, che fa scattare l’obbligo di assunzione (con evidenza della “falsa partita IVA”) nell’ipotesi in cui si verificano due delle tre seguenti fattispecie:
- percentuale del 75% del reddito complessivo percepito dallo stesso datore di lavoro
- durata del rapporto di lavoro superiore a sei mesi
- utilizzo delle postazioni di lavoro in una sede del committente
Stando all’ultima correzione contenuta nei provvedimenti del governo, le norme saranno inapplicabili per quelle partite IVA che si siano certificate volontariamente presso la Camera di Commercio, o nel caso in cui il lavoratore autonomo percepisca un compenso minimo o, ancora, quando la genuinità imprenditoriale è dimostrata da “profili oggettivi della prestazione” o da quelli “soggettivi” del titolare della posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
L’altra soluzione è invece quella riguardante la c.d. salvaguardia alla flessibilità in entrata, che riguarda i contratti a termine: dalla liberalizzazione dal causalone per i primi sei mesi, si passerebbe infatti ad una franchigia di 6 punti percentuali calcolata sull’organico complessivo per quelle assunzioni a termine fino a 36 mesi di durata senza causale, oltre all’esclusione dai periodi di blocco per le riassunzioni di alcuni casi particolare (es. le assunzioni a termine in vista di commesse dell’azienda o il lancio di nuove attività).
Come verranno individuate le false partite IVA
Il ministro del Lavoro Elsa Fornero è recentemente intervenuta sulla liberalizzazione delle professioni e sulla riforma delle partite IVA con una lettera indirizzata al Direttore del Corriere della Sera.
Nella missiva spedita al quotidiano, Fornero difende la propria riforma del lavoro, affermando come nel testo approvato “sono presenti evidenti indicatori della nostra volontà di combattere seriamente la tendenza a utilizzare la partita Iva non già come libera manifestazione di lavoro autonomo (…) bensì come percorso elusivo per ridurre il costo della manodopera e per evadere gli obblighi contributivi”.
In altri termini, il ministro ha affermato che le intenzioni del governo non sono quelle di svilire la possibilità di sviluppare nuove attività attraverso accensioni di partite IVA, ma solamente contrastare l’abuso di partite IVA quando queste nascondano sostanziali condizioni di lavoro subordinato.
In tale ottica è pertanto interpretabile la volontà di stabilire una “presunzione” di dipendenza del collaboratore se costui svolge una collaborazione formalmente autonoma con il datore di lavoro per più di sei mesi l’anno, dalla quale ottenga oltre il 75% dei propri ricavi complessivi.
L’intervento sugli ordini professionali
Partiamo con ordine: l’articolo 33 si occupa degli ordini professionali, stabilendo che le istituzioni che gestiscono Albi e Ordini, debbano procedere a uniformare i propri ordinamenti a quanto prescritto dal d.l. 1388/2011. L’adeguamento deve essere effettuato entro il 12 agosto 2012, pena la decadenza dell’ordine.
E’ pertanto probabile che entro l’inizio dell’estate tutti gli ordini professionali possano rivedere le proprie regole, rendendo più semplice l’introduzione di nuovi “adepti” nelle proprie fila, e accogliendo la disposizione secondo cui per tutti gli ordini professionali il tirocinio formativo non possa essere più lungo di 18 mesi. Maggiori liberi professionisti presenti sul mercato dovrebbero comportare altresì una più accesa concorrenza e, di conseguenza, un abbassamento dei prezzi dei servizi relativi.
L’articolo 34, invece, parla esplicitamente della liberalizzazione delle attività economiche, al fine di garantire la libertà di concorrenza secondo le condizioni di pari opportunità già stabilite dalla Costituzione (assicurando altresì il corretto funzionamento del mercato, e un livello minimo di fruibilità di beni e servizi su tutto il territorio nazionale per tutti i cittadini).
Sono quindi abrogate le disposizioni che limitano l’allocazione di un’attività economica, i prezzi minimi, le commissioni di fornitura di beni e servizi. Secondo gli auspici del premier, nei prossimi mesi gli effetti positivi di tale introduzione dovrebbero comportare benefici economici alle tasche dei cittadini.
Ad ogni modo, ecco l’elenco dei principali provvedimenti:
- Tirocini: il governo Monti vuole accorciare il periodo di tirocinio, permettendo lo svolgimento di parte dello stesso all’interno del corso di studi universitari. In questo modo si accorcia notevolmente il lasso temporale utile per consentire a un giovane di poter effettuare adeguato ingresso nella libera occupazione esercitata. Tuttavia, una riduzione “orizzontale” del tempo del tirocinio a 18 mesi, come auspicata dall’esecutivo, non trova tutti d’accordo. C’è infatti chi lamenta come 18 mesi siano pochi (ad esempio, i periti industriali) e chi invece già non lo prevede (gli ingegneri). Di conseguenza, occorrerà operare sinergicamente per evitare clamosori passi indietro. Discorso ancora più complesso per i commercialisti, visto e considerato che l’UE impone tre anni di tirocinio per poter effettuare la funzione di revisione legale: portando, in Italia, a 18 mesi tale termine, i giovani si troverebbero nella scomoda situazione di dover fornire due prove d’esame, di cui una al termine dei 18 mesi, e una al termine dei successivi 18.
- Società tra professionisti: al fine di consentire un più celere sviluppo delle attività professionali, il governo vuole spingere sull’applicazione di una forma societaria di capitali per le associazioni di liberi professionisti, con possibilità di partecipazione ingente di capitale da parte di soggetti non appartenenti ai relativi albi. Il limite di un terzo posto al capitale privato non professionale ha lasciato parecchi dubbi di efficacia tra chi avrebbe previsto un limite maggiore.
- Preventivi: sparisce l’obbligo di un preventivo scritto da parte del libero professionista nei confronti del proprio cliente. Se da una parte è chiaro come la formulazione di un preventivo affidabile sia scarsamente efficace in alcune professioni dove i costi sono molto aleatori (avvocati), è altrettanto vero che concordare “un preventivo di massima”, anche in forma orale, non garantisce l’adeguata tutela dei consumatori.
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Lun 14/05/2012 da Roberto Rossi














Le liberalizzazioni ben vengano ma all’arghiamo le età per poterle usufruire altrimenti rimangono solo una lavata di faccia e basta!
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