Piano contro la povertà, cosi ci salveranno dalla fame

Un miliardo di euro. A tanto ammonterebbero le risorse che il governo sta cercando di recuperare per affrontare nel migliore dei modi una crescente emergenza sociale, rappresentata da incrementanti fasce di popolazione (principalmente anziani e bambini), costrette ad affrontare situazioni di povertà sempre più grave, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia.
Ma da dove proverranno queste risorse? E, soprattutto, come verranno utilizzati i fondi?
Partiamo con ordine. Il miliardo di euro che il governo cerca di ottenere dovrebbe pervenire dalla riprogrammazione dei fondi comunitari originariamente destinati al mezzogiorno. Risorse, pertanto, piuttosto certe e destinabili nel brevissimo termine a misure di supporto anti-povertà, con l’obiettivo di intervenire a sostegno delle fasce di popolazione più fragili, evitando la loro marginalizzazione sociale ed economica.
Il problema è tuttavia trovare lo strumento utile per poter alleviare le sofferenze economiche e finanziarie degli italiani più disagiati. Gli strumenti utilizzati gli scorsi anni si sono rivelati un clamoroso flop (chi si ricorda della tanto auspicata social card del ministro Tremonti). Di contro, intervenire con una nuova forma di sussidio sarebbe fondamentalmente incompatibile con le regole di finanza pubblica europea.
E allora che fare? Secondo quanto sta emergendo in queste ore, il governo Monti vorrebbe trovare un pronto accordo con le Regioni per lanciare un Piano nazionale contro la povertà, che si basi sulla fruizione di servizi: nuovi posti negli asili nido per i bambini, forme di erogazione di supporto per gli anziani, al fine di mantenerli quanto più possibile all’interno del nucleo familiare.
Sono pertanto in fase di predisposizione delle misure per permettere alle persone anziane di vivere nel proprio domicilio, e misure per favorire il mantenimento dei legami con il resto della società, evitando l’incremento del personale disagio economico. Di qui la necessità di concordare le stesse iniziative con le istituzioni locali (e in particolar modo con i Comuni).
Secondo l’Istat, a poter beneficiare dell’intervento sarebbero circa otto milioni di persone, ovvero coloro che – stando agli ultimi dati dell’Istituto – vivrebbero in condizioni di povertà relativa (circa il 14% della popolazione). La povertà assoluta riguarderebbe inoltre 3,1 milioni di persone (il 4,6% delle famiglie italiane), con un picco di povertà relativa al Mezzogiorno, dove la percentuale sale al 23% (contro il 4,9% del Nord e il 6,3% del Centro), e di povertà assoluta, con il 6,7% delle famiglie del Sud, contro il 3,6% del Nord e il 3,8% del Centro.
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Ven 11/05/2012 da Roberto Rossi













