Rincari: pausa pranzo troppo cara, come spendere meno

La pausa pranzo 2010 costa il 116% in più rispetto al 2001 e l’8% in più rispetto al 2009. Sempre più lavoratori, infatti, sono costretti ad abbandonare il pasto al bar/ristorante, soprattutto quelli che non possono usufruire della mensa aziendale. I dati al rialzo sono stati elaborati dall’ONF – l’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori. Ecco nel dettaglio le spese e i rincari cui devono far fronte i lavoratori del Belpaese per mangiare fuori casa.
Primo, acqua, macedonia e caffè – considerato un pasto tipo della pausa pranzo – oggi costa 11.05 euro che al mese fa 262.90 euro. Nel 2009, al mese, si spendevano 18.70 euro in meno, parli all’8%. Ad aumentare, nel 2010, sono soprattutto i primi e i secondi piatti (rincari dal 6 al 12%), senza contare l’aumento del costo del caffè al bar: 0.95 euro a tazzina, secondo i dati di Federconsumatori,. Nel 2009 il prezzo medio era 0.90. Non è detto – spiega l’ONF – che il prezzo del caffè potrebbe aumentare ancora, anche a causa dell’aumento nel costo delle materie prime. Questi rincari sono preoccupanti, soprattutto perchè gli attuali buoni pasto (fra i più bassi d’Europa) non riescono a coprire il costo di un pranzo.
La soluzione, allora, per un numero sempre maggiore di lavoratori, è quello di portarsi il pranzo da casa – magari un pasto freddo – o di comprarlo sempre tramite i buoni pasto, direttamente al supermercato. Ci si accontenta, allora, di un gelato d’estate o di una pizzetta o di un panino d’inverno. Ma anche i supermercati, adesso, non accettano sempre.
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Gio 04/11/2010 da valentina tortelli









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