Tagli agli statali, tutte le misure contro i dipendenti pubblici

Tagli agli statali, tutte le misure contro i dipendenti pubblici

Tagli agli statali

Le forbici della spending review si sono messe all’opera e non sembrano volersi fermare alle prime iniziative di facciata. Più del recente e remoto passato, infatti, il governo Monti sembra essere intenzionato a porre in essere misure particolarmente incisive per ridurre gli sprechi della spesa pubblica. Ma cosa cambierà per i dipendenti pubblici? E siamo sicuri che le voci oggetto di taglio siano veri e propri “sprechi”?

Nelle negoziazioni delle ultime ore sono infatti comparse alcune novità che potrebbero essere sgradite per gli enti pubblici e per i dipendenti di tali organizzazioni, visto e considerato che l’esecutivo Monti sembra essere concentrato prevalentemente sulla riduzione di tutte le voci di costi più rilevanti, non sempre coincidenti con i già ricordati “sprechi”.

Le proposte

Buoni pasto ridotti di 1 o 2 euro. Tra le numerose linee d’azione della spending review è comparsa altresì l’innovazione che vorrebbe ridurre di 1 o 2 euro l’importo dei buoni pasto per i dipendenti pubblici. Una scelta che arriva proprio nel momento in cui l’indice di fiducia dei consumatori ha toccato il valore minimo storico. Una scelta che, riteniamo, potrebbe avere degli effetti fortemente negativi, penalizzando la spesa delle famiglie.

La pensano così anche le principali associazioni di consumatori e commercianti, che contestano la validità del provvedimento contenuto nella bozza di spending review. Per la pubblica amministrazione, infatti, il valore del singolo ticket dovrebbe calare a quota 7 euro. Per alcune categorie di dipendenti pubblici si tratta di un passo indietro molto significativo: sembra in compenso sventato il pericolo di retrocedere il valore del ticket a quota 5,29 euro.

Ma non è questa l’unica novità legata al mondo degli enti pubblici, e contenuta nella spending review. Fa particolarmente discutere, ad esempio, la proposta di Gianfranco Polillo sull’applicazione di norme che nel pubblico impiego vadano a intervenire sulla mobilità. Polillo – ha ricordato un recente approfondimento apparso sulle pagine de La Repubblica – “ha sottolineato che fino ad ora la norma che prevede la possibilità, in caso di eccedenza di personale, di mettere in mobilità per due anni è stata usata molto poco”. Ma non solo, poichè il sottosegretario, intervenendo all’incontro “L’Italia verso Europa 2020″, ha dichiarato che “se noi potessimo lavorare una settimana in più avremmo modo di aumentare il Pil”.

Tredicesime tagliate per 3 anni. Ma non solo: oltre ai buoni pasto, infatti, i dipendenti pubblici potrebbero subire sgradite sorprese anche sul fronte delle tredicesime. Per il momento, occorre precisare, è solamente un’ipotesi che è presente sullo sfondo delle tante iniziative che il governo sta cercando di attuare. Tuttavia, la possibilità di una riduzione delle tredicesime, che possa essere attuato in maniera progressiva e crescente in base al reddito, e che possa essere prolungato per tre anni, è tutt’altro che improbabile.

A questo si aggiungeranno le novità in materia di cessioni di società pubbliche, accorpamenti di agenzie fiscali, riduzione degli uffici periferici del ministero e delle stesse agenzie, con ciò che potrebbe capitare ai dipendenti pubblici interessati (che già si preparano a subire gli effetti dei trasferimenti).

Infine, il lauto pasto dei tagli della spending review sembra essere condito con l’introduzione della messa in mobilità per gli statali, già da tempo possibile ma rimasta finora inattuata.

Ferie obbligate e chiusura uffici. Il governo intende chiudere coattivamente tutti gli uffici pubblici durante la settimana di Ferragosto, e in quella tra Natale e Capodanno. Di conseguenza, volenti o meno, i dipendenti statali saranno messi in ferie in quel periodo di tempo.

Gli statali, inoltre, non potranno monetizzare le ferie, i riposi e i permessi non goduti, anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilità, dimissioni e pensionamento.

Nella nota diffusa la sera del 3 luglio, compare infine anche il blocco degli stipendi per due anni (2013 e 2014), biennio nel quale lo stipendio dei dipendenti delle società pubbliche non potrà superare quello del 2011.

Licenziamenti

Ma la parte più rovinosa della spending review non può che riguardare il tema dei licenziamenti. E’ oramai chiaro che il governo punti a snellire gli organigrammi delle pubbliche amministrazioni per risparmiare i soldi che contribuiranno al raggiungimento del pareggio di bilancio.

Considerando che gli auspici dell’esecutivo Monti parlano di una riduzione del 20% nel numero dei dirigenti, e del 10% nel numero di altri dipendenti, considerando il blocco dei concorsi fino al 2016, e considerando altresì che i dipendenti pubblici in Italia rappresentano la più ampia categoria di lavoratori, a farne le spese potrebbero essere fino a 300 mila persone (secondo altre stime, “solamente” 100 mila).

L’impressione è inoltre che si possa partire dal taglio dei dirigenti, per poi procedere a cascata sulle altre figure professionali.

Tagli dirigenti. Secondo quanto contenuto nelle principali bozze della spending review, entro l’anno i dirigenti pubblici potrebbero calare di un numero vicino alle 10 mila unità, per poi divenire fino a 90 mila entro il 2014. Nell’arco di tre anni, pertanto, sono circa 100 mila i dipendenti statali che cesseranno il proprio rapporto con le pubbliche amministrazioni.

Una scelta certamente non facile, quella dell’esecutivo, che andrà a impattare prevalentemente sui dirigenti di prima e seconda fascia, in cui il taglio sarà nell’ordine del 20%. Saranno invece accompagnati più “dolcemente” verso la pensione con il ricorso alla mobilità altri dipendenti statali ancora da individuare.

“La cifra magica” – ricorda un recente intervento del Corriere – “è quella della riduzione del 10% per i dipendenti ministeriali (circa 180 mila) in virtù di quanto deliberato dal governo come esempio da seguire lo scorso 15 di giugno quando ha stabilito lo snellimento della pianta organica della presidenza del Consiglio e del ministero dell’Economia. «Noi dobbiamo essere come la moglie di Cesare – ebbe a dire il viceministro del Tesoro Vittorio Grilli – al di sopra di ogni sospetto». Insomma se vuoi che gli altri seguano, devi dare il buon esempio. Vedremo tra oggi e domani in che modo gli altri ministeri hanno seguito in base al loro impegno di presentare entro il mese un progetto di snellimento”.

Per quanto concerne le modalità tecniche di “accompagnamento” verso la pensione, il governo sembra intenzionato a offrire due anni di mobilità all’80% dello stipendio con procedure che staccano se si verifica la situazione di “esodo”, con parziale deroga alla riforma Fornero.

La diceria

Considerata la straordinaria tensione che sta attualmente vertendo in materia di spending review, e sui concreti e possibili tagli in capo ai dipendenti pubblici, ha creato particolare malumore il rumor trapelato nelle ultime ore e che, tuttavia, ha già trovato pronte smentite.

Secondo voci non confermate, infatti, nei palazzi del Governo sarebbe circolata l’ipotesi di tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici durante il mese di agosto. Una voce che ha sollevato molta polvere, subito diramata da una serie di dichiarazioni più rassicuranti da parte dei membri dell’esecutivo.

Tuttavia, in un contesto quale quello attuale, una simile misura non è da ritenersi fantascientifica. Per informazioni, chiedere alla Grecia.

Quali conseguenze?

Intanto, commenti contrastanti giungono sul fronte internazionale. L’Ocse ricorda come “nella strategia del governo l’aggiustamento di finanza pubblica è avvenuto soprattutto dal lato delle entrate, un riequilibrio dal lato delle spese è importante sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo”, evidenziando pertanto la validità degli intenti dell’esecutivo.

Nella bozza del provvedimento per la riduzione della spesa pubblica – conclude La Repubblica – è altresì “previsto uno stop per l’acquisto di beni e servizi eccessivamente cari da parte delle Asl. In questi caso, le Aziende sanitarie locali saranno obbligate a rinegoziare i contratti. In caso di mancato accordo, le aziende potranno recedere dai contratti senza penali”.

L’impressione finale è, tuttavia, che a stringere eccessivamente la cinghia dei dipendenti pubblici, ci si faccia un gran male. La platea dei dipendenti statali e para statali, in Italia, è particolarmente importante: riducendo la capacità d’acquisto, e scoraggiando la fiducia di tali contribuenti, si corre il rischio di compiere un ulteriore passo indietro nel raggiungimento della vera priorità italiana, la crescita economica.

Qui il nostro approfondimento compiuto dagli amici di Politica24:

SPENDING REVIEW, LE SCELTE IMPARI DEL GOVERNO FERMERANNO L’ECONOMIA ITALIANA

1396

Segui NanoPress

Mer 04/07/2012 da

Commenta

Ricorda i miei dati

I commenti possono essere soggetti a moderazione prima della pubblicazione, pertanto potreste non vederli direttamente online non appena li inviate. Se ritenuti idonei, verranno comunque pubblicati entro breve.

Pubblica commento
Markus 27 giugno 2012 12:59

Tutti pasticci per confondere le idee e le acque… sull’argomento nello specifico: i buoni pasto andrebbero totalmente aboliti come migliaia di altri privilegi (come le agevolazioni per i dipendenti o i grandi dirigenti o i politici, gente che può pagarsi le cose, così come gli sconti per alcune forze dell’ordine: contentini perchè poi la casta deve farsi proteggere da loro), perchè deve essere lo stipendio che ti da la sussistenza. Se si dovesse prevedere un servizio di “mensa” deve essere fornito il servizio, non i “soldi”, che poi molti vanno a spendersi al supermercato (ma allora diventano un’integrazione di stipendio, non più un supporto per la “pausa-pranzo”: in Italia si è maestri – da parte dei politici – a essere complicati e ambigui).

Rispondi Segnala abuso
Giovanni 28 giugno 2012 14:18

A Markus ma hai pensato a quanto quadagnano gli statali. Scommetto che sei un libero professionista che nel suo vocabolario non ha mai trovato la parola TASSE,.

Segnala abuso
Vittorio 30 giugno 2012 19:51

Markus, prima di scrivere documentati. Prova a leggere un contratto del Pubblico Impiego prima di scrivere cose inesatte.

Segnala abuso
Ufo51 28 giugno 2012 19:33

Gli statli non possono sfuggire alla tasse perchè applicate alla fonte.Quindi,se tagliano stipendi e tredicesime (anche ai pensionati ovviamente anche se hanno già avuto una belle sforbiciata),non solo diminuisce ancora di oiù la già domanda interna e cresce la recessione,ma diminuisce anche il gettito delle tasse! La tredicesima,peraltro,è ormai da tempo, dedicata a pagare la assicurazione ed il bollo dello’auto, le tasse scolastiche/universitariedei figli o dei nipoti,le tasse RAI,gli immancabili conguagli del condominio etc etc etc.In più ,incombe la seconda rata IMU ben più pesante della prima.La proposta non può che nascere dall’isterismo della Ragioneria Generale dello Stato e da cinici incompetenti ..”tecnici??” .

Rispondi Segnala abuso
Massimo 3 luglio 2012 16:42

io sono un lavoratore a progetto (anche se svolgo un lavoro continuativo e con obbligo di presenza nonchè di timbratura in ingresso ed uscita), rinnovato ogni 6 mesi, di 37 anni presso un ente pubblico . Percepisco 1200 euro al mese (e per certi versi mi considero fortunato) senza il minimo benefit. Senza buoni pasto. Senza la minima copertura assicurativa e previdenziale. Senza tredicesima.

Senza futuro

Di certo licenziare tanta gente completamente alloggiata sugli allori è un’ottima idea per dare una smossa, ma se la ‘riforma’ del lavoro è solo dare la possibilità di licenziare e ridurre i già bassi stipendi delle ultime ruote del carro allora Fornero vattene a casa di corsa, e portati dietro Polillo e altri personaggi che si permettono di proferire opinioni su settori (lavoro, scuola, trasporti, sanità) che non hanno mai e dico mai vissuto in prima persona. Provate a vivere con 1000 euro/mese senza la bambagia a cui siete abituati

Mi fate schifo tutti indistintamente

Rispondi Segnala abuso
NICO 5 luglio 2012 10:10

SEMPRE TROPPO POCO IL TAGLIO AI FANNULLONI, AI MAGNACCIA DI STATO, DI TUTTE LE
CATEGORIA. VANNO CACCIATI E SENZA INCENTIVI.
LO STIPENDIO DEVE ESSERE LA REMUNERAZIONE DEL LAVORO SVOLTO, QUESTI SONO
SOLTANTO DEI FANNULLONI, POCHI SI SALVANO. ORA BASTA E SPERO CHE NEI PROSSIMI
MESI NON CI SIANO PIù SOLDI PER FARE STIPENDI PER GLI STATALI, PER I POLITICI E PER LE
PENSIONI D’ORO. VADANO ALLA CARITAS, COME OGGI CI VA UN SACCO DI GENTE CHE HA
LAVORATO UNA VITA, E CHE CAUSA QUESTI MAGNACCIA è STATA RIDOTTA ALLA FAME.

Rispondi Segnala abuso
Nico 5 luglio 2012 10:16

credo che la domanda interna sul fatto di dare stipendio ad un sacco di gente che fa solo ozio e danni.
Lo stipendio è il corrispettivo per un lavoro, se poi questi fannulloni non lavorano le spese le pagano
altri e loro continuano ad ingrassarsi come dei maiali. Questa catena di san antonio va rotta, non esiste
che ci sia gente che con il voto di scambio, si assicura a vita una poltrona in cui fa solo il parassita, ed
altri debbono sgobbare per questi pezzenti. Che muoiano di fame, nessuno piangerà per loro.
Ho fondati motivi per risentirmi, e dovrei scriv ere di molto peggio.

Rispondi Segnala abuso
Seguici

© 2013 Trilud S.p.A. - P.iva: 13059540156 - Tutti i diritti riservati.

NanoPress News, supplemento alla testata giornalistica Tuttogratis.it registrata presso il Tribunale di Milano n°3 314/08