Vacanze estate 2012, ci toglieranno 7 giorni di ferie?

Italia in recessione, crisi economico – finanziaria sempre più grave, e scenari di peggioramento in vista. Quanto basta per poter ipotizzare un incremento del lavoro di ciascun italiano, con riduzione delle giornate di ferie. Sembra un provvedimento straordinario e utopistico? A leggere le dichiarazioni del governo, invece, potrebbe essere uno dei prossimi passi sul rilancio della crescita.
“Aumentare il tempo di lavoro per far ripartire la produttività” – ha dichiarato Gianfranco Polillo, sottosegretario all’Economia – “Nel brevissimo periodo, per aumentare la produttività del Paese, lo choc può avvenire dall’aumento dell’input di lavoro, senza variazioni di costo; lavoriamo mediamente 9 mesi l’anno e credo che ormai questo tempo sia troppo breve”.
“Se noi rinunciassimo ad una settimana di vacanza, avremmo un impatto sul Pil immediato di circa un punto” – ha poi affermato Polillo. “Da parte dell’industria” – ha poi precisato Polillo, come riportato dal Corriere della Sera – “questo non deve essere un accordo generalizzato ma può essere fatto per le aziende già ristrutturate che hanno mercato e quindi puntare principalmente sui contratti di secondo livello. Per quanto riguarda i sindacati, è una fase di riflessione, ma devo dire che non sono contrari a questa ipotesi, almeno la parte più avveduta del sindacato che sta riflettendo per conto suo su questo; all’interno di tutte le sigle, compresa la Cgil, ci sono settori illuminati e riformisti che vi ci stanno ragionando”.
Una ricetta, quella del Governo Monti, che va ad aggiungersi alle tante manovre utili per cercare di far ripartire l’Italia. Peccato che, anche questa iniziativa, rischi di generare nuovi sacrifici in capo ai cittadini, già tartassati dal peso delle tasse e delle imposte, con una pressione fiscale che toccando livelli record.
La proposta anti-ferie lanciata da Polillo rischia inoltre di acuire le tensioni sociali presenti nel Paese, e gravare nuovamente sulle spalle delle classi meno agiate.
Voi che ne pensate? Gli amici di Politica 24 hanno proposto un sondaggio per valutare la vostra opinione. Partecipate, e dite la vostra, in questo nostro speciale:
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Mar 19/06/2012 da Roberto Rossi in Vacanze Estive
Hai pianamente ragione, quoto al 200%. Siamo governato da una mainca di azzecagarbugli che vivono salla Luna. Comincino in Parlamento a fare almeno le 40 ore settimanali in quelle aule sempre semivuote.
Sandra














Questa trovata mostra chiaramente qual’e’ il vero male dell’Italia: la supponenza, la ristrettezza mentale, l’odio ideologico di classe (dei ricchi ed industriali verso la “massa lavoro”, il “capitale umano”, ecc.), i biechi pregiudizi. Questi qua pensano davvero, e cosi’ i loro mandanti (confindustria ed il collaborazionista che pretenderebbe di rappresentarci tutti ma che ha paura ad andare in una pubblica piazza senza scorta), pensano davvero che se l’Italia e’ in rovina e’ perche’ gli italiani amano sdraiarsi al sole. Naturalmente dimenticano che l’origine di tutti i disservizi, le inefficienze, le corruttele, risiede negli apparati dirigenziali, nei superdirigenti pagati a peso d’oro proprio per affossare l’iniziativa (anche del semplice impegatuccio che trova un modo per velocizzare le squallide fotocopie: sara’ crocifisso dal mobbing. Figuriamoci imprenditori, costruttori, tecnici, inventori, ricercatori), per ostacolare il progresso, per mortificare le competenze, in nome di un presunto merito curriculare costruito con le raccomandazioni dalla nascita (ecco perche’ piace la meritocrazia ai delinquenti reazionari). L’unico scopo di quella marmaglia e’ il mantenimento del potere.
Rispondi Segnala abusoLa soluzione? Azzerare le dirigenze statali e quelle politiche, e mandarli in campi lavoro, insieme alle famiglie (e’ giusto che i figli paghino le colpe dei genitori, essendo i primi beneficiari dei loro crimini a discapito dei nostri a cui la vita viene rubata).
Mettere a risanare tutto, dalle leggi alle procedure, alle infrastrutture, alla sicurezza, gli ultimi degli ultimi, pagati solo quanto basta ed incatenati alle loro responsabilita’.